sabato 27 maggio 2017

David Pignotti - Discreta danza

Discreta era la sedia su cui aspettai
come in un sortilegio romanzesco
la mano che mi tolse dall'abitudine,
il respiro sincero della ragazza amica
che sapeva di me quel che neppure speravo.



Avversa era la fonte, solo in apparenza
così la mia bocca che aveva, fino a quell'istante,
temuto di rimanere avida, priva del desiderio
si faceva attenta, quasi attraente, audace.
La mia mente si fermò per istanti sinceri
ad ascoltare la rivoluzione di uno spirito
festoso, che all'orizzonte scorgeva
il vivace rumoreggiare dell'indecenza
mentre sollevavo un poco gli occhi
per appartenere di nuovo al mare
di rinverdite aspettative, come il pescatore
assorto e paziente sopra il rimpettito scoglio.
Mai avrei pensato di ricordare e perdermi
nello stesso istante, nella celata malinconia
che precede l'attimo del perdono, quel sorriso
rivolto allo specchio che rivela l'uomo
e svela i tratti di una vita vissuta in armonia
anche quando sembrava immersa nella noia,
nell'ansia o nel timore
in un angolo dormiente
durante la folle corsa delle stagioni.
Ora che distinguo il suono della ragionevolezza
e so come accompagnarla alla mia danza
rimango ad un tratto stupito nel vedere
il ragazzo fuori da questa mia finestra

che risponde al passo della donna accanto

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